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Domande frequenti
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Domande frequenti

LE DOMANDE DEL PAZIENTE

  • Devo eliminare il sale?
    Non è necessario eliminare completamente il sale, anche perché alterazioni troppo drastiche delle proprie abitudini possono avere effetti controproducenti. Tuttavia, poiché il sodio favorisce la ritenzione dei liquidi, è necessario limitarne al massimo il consumo: non più di 2 grammi al giorno, ovvero 5 grammi circa di sale da cucina, l’equivalente di un cucchiaino da caffè. Per farlo, si possono scegliere alimenti a basso contenuto di sodio (verificabile al momento dell’acquisto), non eccessivamente lavorati, e non aggiungere ulteriore sale in fase di preparazione.

  • Posso bere il caffè?
    In quantità limitate, il caffè non ha necessariamente effetti nocivi per una persona con scompenso cardiaco. Si raccomanda però di non superare le due tazzine al giorno.

  • Posso fare passeggiate all’aperto?
    Per i pazienti con scompenso cardiaco, movimento ed esercizio fisico sono auspicabili e consigliabili. Si tratta di attività che devono essere effettuate con regolarità, responsabilmente, moderandone l’intensità ed evitando eccessi, sforzi e stress. Camminare, anche a ritmo sostenuto (e, avendone la possibilità, all’aria aperta), è una delle forme di attività migliori e meno rischiose.
    Il grado di intensità consentito dell’attività è comunque in relazione al tipo di scompenso e alla sua gravità, pertanto, per capire con certezza cosa sia più indicato, si consiglia di chiedere un parere al proprio medico.

  • Posso andare in montagna?
    In generale, l’altitudine è legata a una minore pressione atmosferica, e ciò comporta, per il cuore, un maggiore carico di lavoro. Sebbene da questo punto di vista ci siano variazioni, anche sensibili, tra un individuo e l’altro, la montagna è da sempre sconsigliata a chi soffre di patologie cardiache. Negli ultimi anni, sono emerse alcune evidenze scientifiche che sembrerebbero dimostrare come, per un cardiopatico in condizioni stabili, la montagna – affrontata responsabilmente e con le dovute precauzioni – non presenti eccessive controindicazioni, tuttavia è opportuno fare molta attenzione, evitare sforzi e bruschi passaggi di altitudine.

  • Posso prendere l’aereo?
    Data la pressurizzazione delle cabine, viaggiare in aereo di per sé non comporta rischi eccessivi per i pazienti scompensati. Anche in questo caso, però, c’è il fattore dell’altitudine e della rapidità con cui si sale in quota, che può portare a problemi di compensazione. Si raccomanda, qualora si programmi un viaggio in aereo, di consultare il proprio medico o cardiologo.

  • Con il diuretico che prendo, devo andare continuamente in bagno. Posso ridurlo?
    I farmaci diuretici svolgono un ruolo molto importante nel trattamento dello scompenso cardiaco, poiché consentono di eliminare i liquidi in eccesso che si accumulano nell’organismo e permettono di mantenere sotto controllo il peso corporeo. Per questi, come per tutti gli altri farmaci che si assumono per lo scompenso, è altamente sconsigliabile modificare di propria iniziativa il regime farmacologico prescritto. È opportuno discutere questi aspetti con il proprio medico curante.

  • In precedenza, ho avuto una crisi acuta di scompenso cardiaco. Potrebbe ricapitarmi?
    Sì, il rischio esiste dato che la patologia ha andamento progressivo e caratteristiche di cronicità, tuttavia adottando gli adeguati accorgimenti (in termini di dieta e stili di vita), evitando i motivi di stress, sottoponendosi a regolari visite cardiologiche e tenendo costantemente monitorati i sintomi e la loro entità, è possibile tenere sotto controllo la condizione e imparare a conviverci.

  • Il paziente (familiare o amico) può essere lasciato solo? Deve sempre esserci una persona al suo fianco?
    Tra gli aspetti più importanti, nella gestione di una patologia come lo scompenso cardiaco, c’è il benessere psicologico del paziente, che non deve sentirsi di peso o ‘menomato’. È fondamentale che non sia deresponsabilizzato o passivo in relazione alle cure, e chi si occupa di assisterlo in casa dovrebbe metterlo in condizione di conservare la propria autonomia decisionale.
    La necessità di una presenza costante è, naturalmente, collegata alle condizioni del paziente e alla gravità della patologia, dato che in prossimità di una crisi la tempestività nel ricorrere alle cure di emergenza è cruciale. Persone diverse hanno necessità diverse: la regola universale, in questo senso, è quella di offrire aiuto e sostegno senza mai diventare una fonte di condizionamento, preoccupazione o stress.

  • Come faccio a capire se sta arrivando una crisi?
    I segnali che indicano l’approssimarsi di una crisi sono riconoscibili e possono essere individuati anche qualora il paziente non sia in grado di comunicare. Tra questi: la cute fredda e pallida, una significativa mancanza di fiato (dispnea), rantoli e gorgoglii durante il respiro, l’espettorazione di catarro schiumoso, il rigonfiamento delle estremità (mani e, soprattutto, piedi e caviglie), il senso di stanchezza e affaticamento particolarmente accentuato e un evidente gonfiore delle vene giugulari. Quando si osservano questi sintomi, o solo alcuni di essi, occorre chiamare il 118 e richiedere l’invio urgente di mezzi di soccorso. Nel frattempo, si raccomanda di mettere il paziente in posizione comoda, senza fargli alzare i piedi oltre al piano del letto, tranquillizzarlo e somministrargli l’ossigeno.

  • Ho il pace maker, posso usare il rasoio elettrico?
    Generalmente non ci sono problemi all’utilizzo del rasoio elettrico per i portatori di pace maker, ma è importante verificare con il medico che ha impiantato il pace maker poiché le indicazioni possono essere diverse in base al tipo che è stato impiantato.

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Telefono: +39 3387473575 – 06 54220296
Fax 06 99 36 76 13
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